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Capsicum
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mwbamwbqCapsicum mwbgmwbwL., 1753 è un mwcagenere di mwcqpiante della mwcgfamiglia delle mwcwSolanaceecite-ref-powo-1-0[1], originario delle mweaAmeriche, ma attualmente coltivato in tutto il mondo. Oltre al noto mweqpeperone, il genere comprende varie specie di mwegpeperoncini piccanti, ornamentali e dolci.

Contents

Storia
Note

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Etimologia

Secondo alcuni, il nome latino "mwfgCapsicum" deriva da "mwfwcapsa", che significa scatola, e deve il nome alla particolare forma del mwgafrutto, una mwgqbacca, che ricorda proprio una scatola con dentro i mwggsemi. Altri invece lo fanno derivare dal greco kapto che significa mordere, con evidente riferimento al piccante che "morde" la lingua quando si mangia.

Storia

Il peperoncino piccante si impiegava come alimento fin da tempi antichissimi. Dai reperti archeologici sappiamo che si coltivava in Messico già nel 5500 a.C. ed era la sola mwhwspezie usata dagli indigeni del mwiaPerù e del mwiqMessico. In mwigEuropa il peperoncino giunse grazie a mwiwCristoforo Colombo che lo portò dalle Americhe col suo secondo viaggio, nel 1493. Poiché Colombo sbarcò in un'mwjaisola caraibica, molto probabilmente la specie da lui incontrata fu il mwjqmwjgCapsicum chinense, delle varietà mwjwmwkaScotch Bonnet o mwkqmwkgHabanero, le più diffuse in quelle isole.

Introdotto in Europa dagli spagnoli, ebbe un immediato successo, ma i guadagni che la mwlaSpagna si aspettava dal commercio di tale frutto (come accadeva con spezie orientali) furono deludenti, poiché il peperoncino si acclimatò benissimo e si diffuse in tutte le regioni meridionali del vecchio continente, in mwlqAfrica e in mwlgAsia, e fu adottato anche da quella parte della popolazione che non poteva permettersi l'acquisto di mwlwcannella, mwmanoce moscata e altre spezie molto usate per il condimento e la conservazione di alimenti.

Il mwmgfrutto venne chiamato peperone a causa della somiglianza nel gusto (sebbene non nell'aspetto), con il mwmwpepe, mwnapiper in latino. Il nome con il quale era chiamato nel mwnqnuovo mondo in mwngnāhuatl era mwnwchilli o mwoaxilli (da pronunciarsi /ˈt͡ʃilli/ o /ˈʃilli/, mwowcìlli o mwpascìlli), e tale è rimasto sostanzialmente nello spagnolo del mwpqMessico e dell'mwpgAmerica centrale (mwpwchile), nell'mwqainglese (mwqqchili) e pure in alcuni nomi di varietà, come il mwqgmwqwchiltepin (mwraC. annuum var. mwrqaviculare), derivato dalla mwrglingua nahuatl mwrwchilitecpintl, peperoncino pulce, per le dimensioni e il gusto ferocemente piccante. Il chiltepin è ritenuto l'antenato di tutte le altre specie. Nei paesi del mwsaSudamerica di mwsqlingua spagnola e mwsgportoghese, invece, viene comunemente chiamato mwswají, modernizzazione dell'mwtaantillano mwtqasci. La parola in mwtglingua quechua per i peperoncini è mwtwuchu, come nel nome usato per il rocoto dagli Inca: mwuarócot uchu, peperoncino spesso, polposo.

Descrizione

Il mwxamwxqCapsicum annuum è un arbusto perenne a vita breve che in clima sfavorevole viene coltivato come annuale. Le piante si presentano sotto forma di cespugli alti da 40 a 80mwxg cm (a seconda della specie) con foglie di colore verde chiaro. I fiori hanno la corolla bianca avente da 5 a 7 petali con mwxwstami giallo tenue.

Le altre specie hanno portamenti diversi: mwyqC. frutescens significa "a forma di arbusto"; molte varietà di mwygC. chinense arrivano a 2 metri nei paesi d'origine. Anche la resistenza al clima freddo e caldo varia: il tabasco (mwywC. frutescens) e il rocoto (mwzaC. pubescens) resistono per brevi periodi anche a −5mwzq mwzg°C, mentre l'habanero (mwzwC. chinense) è molto sensibile all'insolazione: se eccessiva causa scottature sui frutti. Il mwaamwaqCapsicum pubescens ha fiori viola e semi neri, il mwagmwawCapsicum baccatum presenta delle macule sulla corolla, il mwbamwbqCapsicum chinense ha corolla bianca o verdognola e stami viola, con due o più fiori per nodo. Il mwbgmwbwCapsicum frutescens ha anch'esso corolla verdognola e stami viola, ma i fiori sono singoli.

Tassonomia

Il genere comprende le seguenti mwcgspecie:cite-ref-powo-1-1[1]

Capsicum benoistii Hunz. ex Barboza
Capsicum caatingae Barboza & Agra
Capsicum caballeroi M.Nee
Capsicum campylopodium Sendtn.
Capsicum carassense Barboza & Bianch.
Capsicum cardenasii Heiser & P.G.Sm.
Capsicum ceratocalyx M.Nee
Capsicum coccineum (Rusby) Hunz.
Capsicum cornutum (Hiern) Hunz.
Capsicum dimorphum (Miers) Kuntze
Capsicum eshbaughii Barboza
Capsicum flexuosum Sendtn.
Capsicum friburgense Bianch. & Barboza
Capsicum geminifolium (Dammer) Hunz.
Capsicum hookerianum (Miers) Kuntze
Capsicum hunzikerianum Barboza & Bianch.
Capsicum lanceolatum (Greenm.) C.V.Morton & Standl.
Capsicum leptopodum (Dunal) Kuntze
Capsicum longidentatum Agra & Barboza
Capsicum longifolium Barboza & S.Leiva
Capsicum lycianthoides Bitter
Capsicum minutiflorum (Rusby) Hunz.
Capsicum mirabile Sendtn.
Capsicum mirum Barboza
Capsicum neei Barboza & X.Reyes
Capsicum parvifolium Sendtn.
Capsicum pereirae Barboza & Bianch.
Capsicum piuranum Barboza & S.Leiva
Capsicum pubescens Ruiz & Pav.
Capsicum rabenii Sendtn.
Capsicum recurvatum Witasek
Capsicum regale Barboza & Bohs
Capsicum rhomboideum (Humb. & Bonpl. ex Dunal) Kuntze
Capsicum schottianum Sendtn.
Capsicum tovarii Eshbaugh, P.G.Sm. & Nickrent
Capsicum villosum Sendtn.

Filogenesi

Il genere mwfwCapsicum si è differenziato nella famiglia delle mwgaSolanacee abbastanza recentemente, ed è quindi difficile individuare con esattezza le barriere di specie. Alcuni autoricite-ref-2[2] hanno proposto un dendrogramma parziale, basato sugli enzimi, comparato con un raggruppamento secondo il colore dei fiori, riportato nell'immagine. Ma successive analisi, basate sul mwhqDNA, specificamente sullo spazio tra i geni mwhgatpB e mwhwrbcL dei mwiacloroplasti unitamente a una sequenza del gene mwiqwaxy, hanno parzialmente modificato tale dendrogrammacite-ref-3[3].

Secondo tali studi, il genere mwkwLycianthes sarebbe correlato a mwlqCapsicum, il quale è mwlgmonofiletico e scarsamente separato. Il più distante del genere, tanto che si pensa di separarlo, è il mwlwC. ciliatum, privo di capsaicina. I più difficilmente collocabili, sempre secondo questo studio, sono mwmaC. tovarii e mwmqmwmgC. pubescens. Verrebbero proposti dunque i seguenti gruppi:

• mwnqGruppo di mwngC. ciliatum:

• mwoqC. ciliatum, diffuso dal mwogMessico del Sud al mwowPerù del Nord

• mwpqGruppo di mwpgC. eximium:

• mwqqC. eximium, dalla mwqgBolivia all'mwqwArgentina del nord
• mwrqC. cardenasii, dipartimento di mwrgLa Paz (Bolivia)

• mwsaGruppo di mwsqC. baccatum:

• mwtaC. baccatum, nord-ovest del mwtqSud America fino all'Argentina del Nord
• mwtwC. chacoense, Bolivia, Argentina, mwuaParaguay

• mwugGruppo di mwuwC. annuum:

• mwvgC. annuum, diffuso dal sud degli USA fino al Perù del nord e alla Bolivia, mwvwCaraibi
• mwwqC. chinense, America centrale, Caraibi, Brasile
• mwwwC. frutescens, Messico, America centrale, Caraibi, zona nord del Sud America
• mwxqC. galapagoense, isole Galapagos

• mwxwNon assegnati:

• mwygC. tovarii, mwywAyacucho (Perù)
• mwzqC. pubescens, dagli altopiani andini al Messico

Coltivazione

Tutte le specie possono essere coltivate in Italia, anche in balcone, seminando verso febbraio al Centro e al Sud e marzo al Nord; i frutti si raccolgono in estate e in autunno. Andrebbero usati subito dopo la raccolta affinché non perdano le loro proprietà, ma si possono conservare anche sott'olio o in polvere (dopo averli fatti seccare al sole), oppure congelandoli. Si semina possibilmente in ambiente riscaldato a temperatura di 25-30mw2q °C, in composta da semi (½ mw2gtorba e ½ mw2wsabbia).

Alcune varietà, soprattutto i mw3qC. chinense e il mw3gchiltepin, hanno tempi di germinazione lunghi, che possono essere ridotti con una corretta concimazione e una temperatura della composta di 30-35mw3w °C di giorno, circa 20mw4a °C di notte. Allo spuntare della seconda coppia di vere foglie, le piantine si ripicchettano in contenitori singoli, per poi metterle a dimora dopo le ultime gelate o comunque quando la temperatura notturna non scende sotto i 15mw4q °C (aprile - maggio). Il terreno dev'essere sciolto, acido, ben drenato con una buona componente sabbiosa, non troppo fertilizzato: l'eccesso di mw4gnitrati porterebbe a bellissime piante fogliose, con pochissimi fiori e quindi frutti. Va bene una mw4wcomposta John Innes numero 2; le successive concimazioni dovrebbero limitarsi a potassio, fosforo e microelementi. Va somministrato nuovamente dell'azoto solo se la pianta viene fatta svernare, alla ripresa vegetativa.

Al contrario di quanto si pensa, il peperoncino ha bisogno di molta acqua durante la coltivazione, senza però ristagni che causerebbero il propagarsi di malattie fungine.

Per evitare ristagni, oltre a scegliere un terriccio molto drenante e non compatto, si annaffia solo al bisogno, quando il terriccio è asciutto, ma non estremamente secco. Una pratica comune per capire quando annaffiare è quella di soppesare il vaso: se è ancora pesante, la pianta non ha bisogno d'acqua, in caso contrario è necessario bagnare.cite-ref-4[4]

Per aumentare il gusto piccante dei frutti, basta diminuire le innaffiature, anche azzerandole, nelle 48-72 ore precedenti la raccolta, stando attenti a non far morire la pianta. Un'altra tecnica è quella di annaffiare solamente quando le foglie si sono abbassate, un chiaro indice di scarsità d'acqua.

Per favorire la maturazione dei frutti, si può aumentare il tenore di potassio del terreno, ad esempio con del mw7asolfato di potassio.

La raccolta va effettuata tra giugno-luglio e settembre, quando le bacche sono completamente mature, asportando i frutti per mezzo di una cesoia per non danneggiare le piante.

mw7wC. chinense richiede molto mw8acalcio, che può essere aggiunto tramite farina d'ossa o equivalente. Quando la pianta ferma la crescita e le nuove foglie avvizziscono, è un indizio della carenza di calcio.

Essendo perenni a vita breve, le piante possono essere fatte svernare in casa, in una posizione calda e assolata. Devono essere portate all'interno o in serra quando la temperatura di notte scende sotto i 10mw8w °C (le tropicali, sotto i 15mw9a °C), mentre di giorno possono essere portate fuori se la temperatura si mantiene sopra i 15-20mw9q °C. D'inverno le piante possono perdere le foglie e necessitano di una potatura per lo meno dei rami secchi in marzo.

Cultivar

Le cinque specie domesticate, e quindi più comuni, di peperoncino sono:

• mwaqqmwaquCapsicum annuum, probabilmente la più coltivata, comprendente le varietà più diffuse: i peperoni dolci, il peperoncino comune in Italia, il mwaqypepe di Caienna e il messicano mwaqcjalapeño
• mwaqkmwaqoCapsicum baccatum, che include il cosiddetto mwaqsmwaqwcappello del vescovo, l'mwaq0Aji amarillo e l'mwaq4Aji habanero
• mwaramwareCapsicum chinense, il cui nome può trarre in inganno. Difatti la qualità non è cinese, bensì sudamericana, originaria dell'mwariAmazzonia. Include l'mwarmhabanero, rimasto fino al 2006 nel mwarqGuinness dei primati come il più piccante del mondo, e il suo successore mwaruDorset Naga ibrido con mwaryC. frutescenscite-ref-naga-5-0[5], più lo mwarsScotch Bonnet e il mwarwfatalii
• mwar4mwar8Capsicum frutescens, che comprende tra gli altri il mwasatabasco
• mwasimwasmCapsicum pubescens, che include il sudamericano mwasqmwasurocoto

Una guida all'identificazione delle cinque specie domesticate è visibile nell'immagine. Un'eccezione alla tabella riportata sono i peperoncini viola, tra cui il "Purple Tiger": questi hanno foglie, fiori e frutti immaturi screziati o totalmente viola, ma appartengono a mwascC. annuum, forse ibridato con qualche specie minore.

Sebbene siano poche le specie di peperoncino coltivate commercialmente in Italia, ci sono molte mwaskcultivar: il peperone verde e quello rosso, ad esempio, sono la stessa cultivar, ma i verdi sono immaturi. A livello amatoriale, invece, vi è una fiorente comunità di appassionati, che coltivano tutte e cinque le specie principali e molte delle minori. Per la gran varietà di cultivar, sicuramente mwasoC. annuum è il più diffuso, mentre le altre specie sono relativamente meno coltivate. Le cinque specie principali si ibridano come riportato nella tabella sotto.

L'mwawoibridazione dipende anche dall'ordine di mwawsimpollinazione: ad esempio se un mwawwC. annuum impollina unmwaw0 C. frutescens, i semi saranno fertili, nel caso inverso è molto difficile che germinino.

Riproduzione

Il metodo solitamente utilizzato è la riproduzione per seme, anche se si può fare delle mwaxatalee di rami semi-maturi, lunghe 10mwaxe – 15mwaxi cm, trattare le estremità con mwaxmormone radicante e metterle in cassone freddo con mwaxucomposta da radicazione, trapiantando poi a dimora in vaso o in terra nello stesso periodo delle piantine ottenute da semi. Tale metodo è indicato per ringiovanire una pianta fatta svernare all'interno o in serra. È possibile l'mwaxyinnesto su solanacee più resistenti, come il mwaxcSolanum capsicastrum o il mwaxkSolanum jasminoides, ma non è una pratica molto diffusa, sia per la scarsa percentuale di successo, sia per la difficoltà dell'innesto con piante semilegnose.

Avversità

Il peperone viene attaccato da diversi mwax0insetti e mwax4funghi. Tra gli insetti rivestono maggiore importanza la mosca bianca (mwax8mwayaTrialeurodes vaporariorum), la nottua (mwayeAgrotis ipsilon), la minatrice americana (mwaymLiriomyza trifolii) e l'afide mwayumwayyMacrosiphum euphorbiae. Tra i funghi i più importanti sono la mwaycmuffa grigia, il mwaygmal bianco, la gangrena pedale e le mwayotracheomicosi causate da mwaysmwaywFusarium oxysporum, mway0mway4Verticillium albo-atrum e mway8mwazaVerticillium dahliae.

Piccantezza

L'artefice principale della piccantezza è l'mwaz8alcaloide mwaaacapsaicina (8-metil-mwaaeN-vanillil-6-nonenamide o Cmwaai18Hmwaam27NOmwaaq3) insieme ad altre quattro sostanze naturali correlate, chiamate collettivamente mwaaucapsaicinoidi, che ne comprendono anche altre di sintesi. Ogni capsaicinoide ha una piccantezza relativa e un sapore diversi nella bocca, e una variazione nelle proporzioni di queste sostanze determina le differenti sensazioni prodotte dalle diverse varietà, oltre al loro contenuto. La capsaicina provoca dolore e infiammazioni se consumata in eccesso. Rappresenta l'ingrediente principale nello spray al pepe, usato come arma non letale.

La sensazione di bruciore che percepiamo, tanto più intensa e persistente quanto più il peperoncino è piccante, è solo apparente, nel senso che non si ha un aumento di temperatura. La capsaicina interagisce semplicemente con alcuni termorecettori presenti nella bocca, nello stomaco e nell'ano, che mandano al cervello un segnale di scottatura. La stessa sensazione si ha quando defechiamo, in quanto entrano in funzione gli stessi termorecettori.

La piccantezza dei peperoncini è misurata solitamente tramite la mwaakscala di Scoville, ideata al principio del mwaaoXX secolo dal chimico mwaasstatunitense mwaawWilbur Scoville. Il peperone dolce ha zero unità Scoville, i jalapeños vanno da 3mwaa0 000 a 10mwaa4 000 unità Scoville, mentre gli habanero arrivano a 600mwaa8 000 SU. Il record da mwabaGuinness dei primati spettava al mwabeBhut Jolokia indiano: oltre 1mwabi 000mwabm 000 unità. Nel 2006 fu presentata la varietà mwabqDorset Naga, derivata da quest'ultima, che ha fatto misurare anch'essa oltre 1mwabu 000mwaby 000 SU. L'attuale record di piccantezza appartiene dal 2013 al mwabcCarolina Reaper con 1mwabg 569mwabk 300 SU. Le misurazioni per entrare nel Guinness derivano da una media dei valori ottenuti testando diversi frutti della stessa specie. Infatti, il record mondiale di misurazione singola (e quindi non riconosciuto dal Guinness dei primati) arriva a ben 2mwabo 200mwabs 000 SU.

Come riferimento, la capsaicina pura arriva a 16 o 15 milioni di unità, a seconda della taratura, per cui 16 o 15 unità Scoville corrispondono a 1 ppm.

In ordine crescente di piccantezza media delle varietà, sa ha la seguente scala:

• mwacaC. annuum (massimo mwacechiltepin, ~100mwaci 000 SU)
• mwacqC. baccatum (massimo Ají rosso, ~100mwacy 000 SU)
• mwacgC. pubescens (massimo mwackrocoto, ~100mwaco 000 SU)
• mwacwC. frutescens (massimo mwac0bird's eye, ~175mwac4 000 SU)
• mwadaC. chinense (massimo mwadeRed Savina, ~580mwadi 000 SU)
• mwadqC. chinense × frutescens (mwaduBhut jolokia, mwadyNaga Dorset e simili, record del Guinness dei primati ~1mwadc 000mwadg 000 SU)
• mwadoC. chinense (massimo mwadsScorpione di Trinidad, ~1mwadw 400mwad0 000 SU)
• mwad8C. chinense (massimo mwaeaCarolina Reaper, ~ 2mwaee 200mwaei 000 SU)

Va tuttavia precisato che anche nel mwaeqC. chinense, che vanta appunto alcune delle più piccanti al mondo, vi sono mwaeucultivar a 0 SU. A ogni modo, a partire da 250mwaey 000 SU la sensazione di piccantezza cede il posto al dolore, la cui intensità è per lo più costante a prescindere dal contenuto in capsaicina, mentre aumentano la diffusione in bocca e gola e la persistenza nel tempo. Pertanto, assaggiare un mwaecBhut jolokia o un mwaeghabanero orange, a parte il sapore, dà la stessa sensazione di dolore, solo che il primo dura di più. Uno dei modi migliori per alleviare il bruciore è bere latte, mangiare mwaekyogurt o qualunque prodotto caseario, possibilmente a pasta morbida o liquido. Infatti, una mwaeoproteina presente nei latticini, la mwaescaseina, agglutina la mwaewcapsaicina, rimuovendola dai recettori nervosi.

La capsaicina si scioglie molto bene anche nei grassi e nell'alcool, quindi anche prodotti grassi o bevande alcoliche aiutano a rimuovere la sensazione dolorosa. Per le alte concentrazioni, come nell'habanero Red Savina o estratti vari, il modo più efficace è usare del ghiaccio come anestetico.

Un bicchiere di latte freddo, sorseggiato lentamente, è senz'altro il rimedio migliore, da tenere a portata di mano per l'assaggio di salse piccanti o peperoncini sconosciuti. È efficace anche il mwae8pane, specie la mollica, perché rimuove meccanicamente il peperoncino dalla mwafabocca.

Il peperone in cucina

Il frutto viene consumato fresco, essiccato, affumicato, cotto o crudo. Oltre alla sua capacità di bruciare il palato, si utilizza anche per aromatizzare, nonché per fare salse piccanti. Nelle specie piccanti la capsaicina si concentra nella parte superiore della capsula, dove ci sono mwafsghiandole che la producono, e si diffonde poi lungo la capsula. Al contrario di quanto si crede, non sono i semi, ma la membrana interna, la placenta, che contiene la maggior parte di capsaicina: quindi è quasi inutile togliere i semi per ridurre la piccantezza, mentre è consigliabile eliminare la placenta.

In Italia il peperoncino è ampiamente usato e alcune regioni ne hanno fatto, soprattutto ispirandosi a piatti spagnoli e aragonesi, la base dei propri piatti regionali, come la mwaf4Calabria con la mwaf8sardella e la famosa mwaganduja, la mwageBasilicata con i mwagipeperoni cruschi ("croccanti" in dialetto) adoperati in piatti come mwagmpasta con peperoni cruschi, mwagqacquasale, mwagubaccalà alla lucana o semplicemente scottati in olio caldo, la Campania con il baccalà alla gualalegna (gualano=bracciante) che abbina il crusco con il piccante, e in generale tutto il Sud peninsulare.

Il peperone dolce è invece molto utilizzato nella mwagccucina piemontese, soprattutto nella sua variante regionale mwaggpeperoni di Carmagnola, ed è alla base di numerosi antipasti, del mwagkbagnet ross e della mwagobagna càuda.

All'estero il peperoncino è usato molto in Messico (nelle salse, nel mwagwchili con carne), in mwag0Nordafrica (dove è alla base della mwag4mwag8harissa), in mwahaIndia, in mwaheThailandia e nelle due mwahiCoree. Le cucine mwahmindiana, mwahqindonesiana, mwahucinese sono associate all'uso del peperoncino, sebbene la pianta sia arrivata in mwahyAsia solo dopo l'arrivo degli europei.

Una volta macinato, il peperoncino modifica l'intensità del gusto. La piccantezza varia non solo in base alla varietà, ma anche in base al grado di maturazione: più il peperoncino è maturo e più è forte. Inoltre lo stress ambientalecite-ref-6[6] , tra cui la siccità e il freddo,cite-ref-7[7] accentua il sapore piccante. L'eccesso di acqua causa anch'esso aumento di piccantezza, ma spesso rovina la pianta e in C. chinense può dare sapore amaro ai frutti. Alcune varietà di peperoncino sono indicate per il consumo immediato, perché i frutti non si mantengono a lungo, altre possono essere essiccate e macinate. In questo modo aumenta la concentrazione di capsaicina e dunque la piccantezza. Quasi tutte le varietà di C. chinense hanno aroma e sapore intenso che si perde con l'essiccazione. Ad esempio l'habanero da fresco ha un intenso odore di albicocca e un sapore fruttato simile al mwaiacedro, che si attenuano alquanto con l'essiccazione.

Proprietà

Il peperoncino è un condimento molto popolare, nonostante il dolore e l'irritazione che provoca. Quattro composti del peperoncino, tra cui i mwajiflavonoidi e i mwajmcapsaicinoidi, hanno un effetto antibatterico, cosicché cibi cotti col peperoncino possono essere conservati relativamente a lungo. Questo spiega anche perché più ci si sposta in regioni dal clima caldo, più si usano il peperoncino e le altre spezie.

I peperoncini sono ricchi di mwajuvitamina Ccite-ref-8[8] e si ritiene abbiano molti effetti benefici sulla salutecite-ref-9[9], purché usati con moderazione e in assenza di problemi gastrointestinali. Il peperoncino ha un forte potere mwaj4antiossidante, e questo gli è valso la fama di antitumorale. Si è dimostrato utile nella cura di malattie da raffreddamento come mwaj8raffreddore, mwakasinusite e mwakebronchite, e nel favorire la digestione. Queste virtù si devono principalmente alla capsaicina, in grado di aumentare la secrezione di mwakimuco e di mwakmsucchi gastrici. In ultimo il peperoncino, stimolando la peristalsi intestinale, favorisce il transito e l'evacuazione; un passaggio intestinale più rapido, in sinergia col potere antibatterico e antimicotico, evita la fermentazione e la formazione di gas intestinali e di tossine, particolarmente quelle della mwakqCandida albicans.

Alcuni studi hanno evidenziato un aumento del metabolismo e una riduzione dell'insulina ematica dopo aver mangiato cibi conditi con peperoncini piccanti.cite-ref-10[10]cite-ref-11[11] Il peperoncino può fungere da antidolorifico in mwak4artriti, neuropatia diabetica, nevralgie post-herpetiche e del trigemino, sintomi post-mastectomia, cefalea a grappolocite-ref-12[12]. I capsaicinoidi agiscono a livello dei nocicettori mediante i recettori vanilloidi specifici VR-1, come desensibilizzanti dei recettori stessi agli stimoli dolorosi, in una prima fase attraverso una "desensibilizzazione acuta" e in seguito attraverso una tachifilassi (una ridotta risposta recettoriale alle successive applicazioni di capsaicinoidi)cite-ref-13[13]. Si può ipotizzare che la sensazione di mwalcdolore prodotta dalla capsaicina stimoli il cervello a produrre mwalgendorfine, un mwalkoppiaceo naturale in grado di agire da mwaloanalgesico e produrre una sensazione di benessere.

Non esiste alcuno studio o prova sperimentale che dimostri le sue presunte proprietà mwalwafrodisiache.

I benefici dei peperoncini sono numerosi, anche se non tutti confermati, e questi frutti delle piante di mwal4Capsicum (della famiglia delle Solanaceae come il tabacco, le melanzane e i pomodori) sono sempre oggetto di studio delle loro effettive proprietà benefiche.

Molte tradizioni popolari anniverano il peperoncino tra i rimedi, e la medicina ayurvedica lo consiglia per il trattamento di mwameulcere peptiche.

Gli mwammuccelli, al contrario dei mammiferi, non sono sensibili alla capsaicina, poiché non possiedono il recettore specifico su cui essa agisce. A ragione di ciò i peperoncini costituiscono il cibo preferito di molti volatili; sono una fonte di mwamqvitamina C e mwamucarotene, necessari soprattutto durante la muta del piumaggio. In cambio gli uccelli spargono i mwamysemi della pianta sia mentre consumano i frutti, sia attraverso le feci, perché questi semi riescono a oltrepassare l'mwamcapparato digerente inalterati. Si pensa che questo tipo di relazione abbia promosso l'evoluzione dell'attività protettrice della capsaicina. È interessante notare che agenti chimici usati per dare un sapore di uva a bevande come la "grape soda" (bevanda frizzante al gusto di uva) producono negli uccelli un effetto simile a quello che la capsaicina dà agli esseri umani.

Aspetti medici

Per la presenza di due proteine allergizzanti, Cap a 1 e Cap a 2, il peperone può causare mwamwallergia alimentare anche gravecite-ref-urlgeneral-information-for-bell-pepper-14-0[14].

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Note

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Voci correlate

• mwa28Capsaicina e mwa3acapsaicinoidi

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Collegamenti esterni

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